Note al Capitolo Tre.

(1).  Citato da G. Reale - D. Antiseri, Il pensiero occidentale  dalle
origini ad oggi, La Scuola, Brescia, 1983, volume terzo, pagina 229.

(2).  A. Comte, Corso di filosofia positiva, Lezione primo, in  Grande
Antologia  Filosofica  (G.  A. F.), Marzorati,  Milano,  1975,  volume
ventitreesimo, pagina 495.

(3). Ibidem.

(4). Ibidem.

(5). Ibidem.

(6). Ibidem.

(7). Confronta ivi, pagina 502.

(8). Confronta ibidem.

(9). Confronta ivi, pagina 503.

(10). Confronta ivi, pagine 496-497.

(11). Ivi, pagina 501. I corsivi sono nostri.

(12). Ivi, pagina 500. Il corsivo  di Comte.

(13).  Questi  problemi  sono insolubili,  e  li  lasciamo  volentieri
all'immaginazione  dei  teologi e alle sottigliezze  dei  metafisici
(confronta ibidem).

(14). Confronta ivi, pagine 506-507.

(15). Ivi, pagina 507.

(16). Ibidem.

(17).  Come  si  vede,  questi temi, gi  analizzati  da  Hegel,  sono
ampiamente dibattuti anche da Comte.

(18).  Confronta A. Comte, Sistema di politica positiva, primo, in  G.
A. F., citato, pagina 522.

(19). Confronta ivi, pagina 524.

(20). Confronta ibidem.

(21). Ivi, pagina 525.

(22). Ivi, pagina 538.

(23).  A. Comte, Discours prliminaires sur l'ensemble du positivisme,
in G. A. F., citato, pagina 493.

(24).  A.  Comte, Sistema di politica positiva, primo, in  G.  A.  F.,
citato, pagine 529-530.

(25). Vedi volumesecondo, capitolo Quattordici, 4, pagina 425.

(26). Vedi volume secondo, capitolo Dodici, 7, pagina 323.

(27). Vedi volume secondo, capitolo Dodici, 6, pagina 313.

(28).  Suo  padre  James (1773-1836) era egli stesso  filosofo,  amico
intimo  di  J. Bentham, e John Stuart aveva assistito fin  da  piccolo
alle discussioni filosofiche che si tenevano nella sua casa.

(29).  J.  S.  Mill,  System  of Logic. Ratiocinative  and  Inductive,
Londra, 1843.

(30).  La  sostituzione del duca di Wellington alla figura di Socrate,
che per secoli  stato il protagonista di questo sillogismo, non  una
superflua sottigliezza di stampo nazionalistico da parte di  Mill:  la
scelta  cade  sul duca di Wellington perch, nel momento in  cui  Mill
scrive, egli  vivo e vegeto: quindi la sua mortalit non  certa come
quella di Socrate.

(31).  Il problema della verit delle premesse di un sillogismo non  
certo   stato  scoperto  da  Mill,  anzi  era  presente  nello  stesso
Aristotele. Vedi volume primo, capitolo Sei, 3, pagine 121-122.

(32).  Non   difficile riconoscere qui l'influenza della  critica  di
Hume  al principio di causalit (vedi volume secondo, capitolo Undici,
2).

(33). J. S. Mill, System of Logic. Ratiocinative and Inductive, sesto,
1,  in  G.  A.  F., volume ventitreesimo, pagina 607. Pelagio,  monaco
bretone   del  secolo  quarto-quinto,  era  sostenitore  dell'assoluta
libert  dell'uomo rispetto al proprio destino, contro ogni  forma  di
fatalismo e di predestinazione.

(34).  Ibidem.  L'applicazione in maniera rigorosa  del  principio  di
causalit  avviene, per Mill, all'interno dell'assioma dell'uniformit
della Natura.

(35). Ivi, pagina 608.

(36). Confronta ibidem.

(37).  J.  S. Mill, La libert, capitolo primo, in J. S. Mill,  Pagine
scelte, Facchi, Milano, 1923, pagina 33.

(38). Ivi, capitolo secondo, pagina 45.

(39).  J.  S.  Mill,  Sul socialismo, in J. S.  Mill,  Pagine  scelte,
citato, pagina 169. Quest'opera di Mill, del 1869,  rimasta in  forma
di abbozzo per la morte dell'autore.

(40). J. S. Mill, La soggezione delle donne, capitolo primo, in J.  S.
Mill, Pagine scelte, citato, pagine 193-194.

(41).  Supponesi comunemente dagli uomini essere il matrimonio  e  la
maternit la naturale vocazione delle donne; dico supponesi, poich  a
giudicare  dagli  atti e dall'insieme dell'attuale costituzione  della
societ, potrebbesi inferire l'idea affatto opposta. Si pu in effetti
supporre che credano essere la voluta vocazione naturale delle  donne,
tra  tutte le cose, la pi ripugnante alla natura di queste; in quanto
che  se  godessero della libert di fare tutt'altra cosa, e  se  altri
mezzi  di  vita  o  di  occupazione del tempo  e  delle  facolt  esse
avessero, sarebbe insufficiente il numero di quelle donne che di  buon
grado accetterebbero la condizione che si dice loro naturale. [...] Mi
piacerebbe sentire qualche cosa che apertamente enunciasse la dottrina
gi  in molti scritti accennata: "E' necessario alla societ che delle
donne  prendano  marito e facciano figli. Esse non lo farebbero  senza
esservi  costrette.  Dunque   necessario  forzarvele".  Saremmo  cos
giunti  al nodo della questione. Un tale linguaggio sarebbe del  tutto
simile  a  quello tenuto dai difensori della schiavit nella  Carolina
del Sud o nella Louisiana: "E' necessario" dicevano "che si coltivi lo
zucchero e il cotone. L'uomo bianco non lo pu. I neri non lo vogliono
coltivare  al  prezzo  da  noi  stabilito.  Ergo:  vi  debbono  essere
costretti per forza" (ivi, pagine 195-196).

(42). Vedi volume secondo, capitolo Tre, 3, pagine 94-95.

(43). Vedi volume secondo, capitolo Tredici, 1, pagina 354, n. 5.

(44).  La  convinzione  della  immutabilit  delle  specie  animali  e
vegetali    alla  base,  ad esempio, delle ricerche  del  naturalista
svedese  Carl  von  Linn (Linneo) (1707-1778;  vedi  volume  secondo,
capitolo  Dodici, 2, pagina 283, n. 15), il cui metodo classificatorio
mira  a  fissare  e  a codificare le caratteristiche morfologiche  dei
diversi organismi viventi, e dunque non pu prendere in considerazione
una loro trasformazione.

(45).  L'opera fu pubblicata nel 1859, cio oltre venti anni  dopo  la
conclusione  del suo viaggio a bordo della Beagle.  E'  stato  fatto
notare  come  questo lungo intervallo di tempo fra l'osservazione,  la
formulazione  della  teoria  e la sua pubblicazione  sia  prova  della
profonda seriet scientifica di Darwin che, prima di rendere  note  in
maniera  ufficiale  e formale le sue conclusioni,  vuole  operare  una
lunga serie di confronti e di verifiche.

(46). Ch. Darwin, L'origine dell'uomo, Parte primo, capitolo primo,  a
cura  di  M. Lessona, Barion, Sesto San Giovanni-Milano, 1926,  pagina
13.   Si  pensi  da  un  lato  alle  drammatiche  conferme  di  queste
osservazioni  fornite  dalla diffusione fra gli  uomini  di  virus  di
origine  animale  come il virus della rabbia e il virus  di  Ebola  e,
dall'altro,  alle speranze suscitate dalla possibilit di  trapiantare
sull'uomo organi di animali.

(47). Confronta ivi, pagina 24.

(48).  Al rapporto dell'uomo con gli animali, e in particolare con  le
scimmie,  furono  dedicati  gli studi dell'amico,  seguace  e  strenuo
difensore di Darwin, Thomas Henry Huxley (1825-1895). Dalle sue  Prove
intorno al posto che tiene l'uomo nella natura, Treves, Milano,  1869,
riproduciamo la tavola comparativa fra il cervello di un uomo e quello
di uno scimpanz (G. A. F., citato, pagina 667):

[Figura non riportata: Disegni degli emisferi cerebrali di un  Uomo  e
di  un  Cimpanz della medesima lunghezza, atti a mostrare la relativa
proporzione delle parti. Il primo disegno  stato preso da  esemplare,
che  Mr.  Flower,  Conservatore  del  Museo  del  Collegio  Reale  dei
Chirurghi,  ebbe  la bont squisita di disseccare,  il  secondo  dalla
fotografia  di  un  cervello di Cimpanz, egualmente disseccato,  data
nelle tavole di Mr. Marshall].

(49).  L'uomo  va  scusato se prova un qualche  orgoglio  per  essere
asceso,  anche se non per meriti propri, alla sommit della scala  dei
viventi,  e  il fatto di essersi cos elevato, invece di essere  stato
dalle  origini collocato l, pu dargli speranza per un destino ancora
pi  elevato  in  un lontano futuro. Ma qui non ci siamo  occupati  di
speranze  o di timori, ma soltanto della verit, per quanto la  nostra
ragione ci permette di scoprirla, ed ho fornito prove al massimo delle
mie  capacit.  Peraltro dobbiamo riconoscere, almeno mi  sembra,  che
l'uomo,  con tutte le sue nobili qualit, con la "simpatia" che  prova
per  i  pi degradati, con la benevolenza estesa non solo a tutti  gli
uomini ma alle pi umili creature viventi, con il suo intelletto quasi
divino  che   penetrato nei movimenti e nella struttura  del  sistema
solare,  con  tutti questi enormi poteri, egli ancora  porta  impressa
nella struttura fisica l'impronta indelebile della sua infima origine
(Ch. Darwin, L'origine dell'uomo, Parte secondo, capitolo ventunesimo,
citato, pagine 481-482).

(50).  Ch. Darwin studi direttamente il proprio bambino, ma  non  os
pubblicare i risultati di queste osservazioni, raccolte nello  Schizzo
biografico di un bambino, molto probabilmente temendo le reazioni  che
avrebbe  suscitato  l'applicazione  a  un  essere  umano  del   metodo
dell'osservazione naturale, fino ad allora destinata  esclusivamente
agli  animali.  Il bambino, per Darwin, pu rappresentare  proprio  la
continuit (l'anello mancante) fra l'uomo e la scimmia, in quanto  nei
primi comportamenti del bambino si manifestano esclusivamente le forme
ereditarie  del comportamento umano, che hanno una base comune  e  una
forte analogia con quelle animali.

(51). J. Monod, Il caso e la necessit, Mondadori, Milano, 1970.

(52).  Spencer scrive: L'evoluzione  una integrazione di materia  ed
una  dissipazione  concomitante  di movimento,  durante  la  quale  la
materia  passa  da  una  omogeneit indefinita ed  incoerente  ad  una
eterogeneit  definita  e  coerente,  ed  il  movimento  conservato  
soggetto  a  una trasformazione parallela (Primi princpi,  paragrafo
145,  citato da A. Negri, Il positivismo, in G. A. F., citato,  volume
ventitreesimo, pagina 438).

(53). Questa concezione della coscienza e della conoscenza individuale
all'interno di un processo evolutivo generale  esposta da Spencer nei
Princpi  di  psicologia  (Principles of Psychology),  pubblicati  nel
1855.  E'  significativo  il fatto che in  essi  Spencer  si  rifaccia
direttamente  ai  Princpi  di geologia  (Principles  of  Geology)  di
Charles  Lyell  (1797-1875),  il  quale  sostiene  una  teoria   della
formazione  della  Terra  come un graduale,  lunghissimo  processo  di
assestamento.

(54).  Confronta  H.  Spencer, Primi princpi,  Bocca,  Milano,  1901,
pagine 277-281.

(55). H. Spencer, Princpi di sociologia, paragrafo 845, a cura di  F.
Ferrarotti, UTET, Torino, 1967, volume secondo, pagina 1058.

(56). Ibidem.

(57). Confronta ivi, pagine 1058-1059.

(58).  Nella poesia Il fardello dell'uomo bianco, il poeta inglese  R.
Kipling  (1865-1936)  scrive  che  il  compito  dell'uomo  bianco  (il
fardello  che  questi deve raccogliere e portare)  ,  fra  l'altro,
mantenere  l'ordine  tra  i selvaggi ... /  Popoli  ostili,  da  poco
assoggetti, / Per met dmoni e per met bambini (R. Kipling, Ballate
delle  baracche  e  altre  poesie, a cura di  F.  Buffoni,  Mondadori,
Milano, 1989, pagina 115).

(59).  H.  Spencer,  Princpi di sociologia,  paragrafo  853,  citato,
pagina 1081.

(60). Ibidem.

(61). Vedi volume secondo, capitolo Dodici, 7, pagine 314-325.

(62). Confronta A. Negri, Il positivismo, citato, pagine 459-460.

(63). Confronta G. Ferrari, Filosofia della rivoluzione, primo,  1,  a
cura di G. Santonastaso, Marzorati, Milano, 1970.

(64). Ivi, pagina 243.

(65). Ibidem.

(66). Confronta ivi, pagine 252-263.

(67). Confronta ivi, pagina 1.

(68). Vedi volume primo, capitolo Nove, 2, pagina 196.

(69).  Il  rifiuto  di distinguere la veglia dal  sogno    un  chiaro
riferimento polemico a Descartes, ma  anche un tema che troveremo  in
Schopenhauer (vedi capitolo Quattro, 2, pagina 126).

(70). G. Ferrari, Filosofia della rivoluzione, citato, pagine 426-428.

(71).  Se la filosofia, per un aspetto,  il pensiero che si  ritorce
sopra  se  medesimo, s'ella  il pensiero che esplora  la  natura  del
pensiero, se questa dotta curiosit, come suona in greco il suo  nome,
ama  soprattutto agitare quelle sublimi indagini che ha meno  speranza
di  compiere, non si circoscrive in questo solo campo il suo  diritto.
Perocch la filosofia  altres la investigazione dei supremi rapporti
di  tutte  le cose: lo studio della loro concatenazione (C. Cattaneo,
Opere,  ed.  Bertani, Firenze, 1881-1892, volume  settimo,  pagina  5,
citato da A. Negri, Il positivismo, citato, pagina 457).

(72). Vedi volume secondo, capitolo Quattordici, 4, pagine 424-425.

(73). Li idealisti spoliano la nostra persuasione di quelle prove che
tutti sentono e riconoscono, e che nessuno pu negare senza esporsi al
deriso  del  volgo,  e vi sostituiscono prove caliginose,  lambiccate,
tali  insomma che tosto si confondono con altre contrarie  caligini  e
lambiccature  (C.  Cattaneo, Delle dottrine di Romagnosi,  in  Opere,
citato,  volume sesto, pagina 144, citato da A. Negri, Il positivismo,
citato, pagina 457).

(74). Si pensi al lavoratore che non  costretto da nessun padrone  ad
accettare le dure condizioni di lavoro in fabbrica. Vedi pagina 105.

(75).  Vedi volume secondo, capitolo Quattordici, 4, pagina 442. Anche
Marx  considera un'astrazione l'individuo isolato (vedi capitolo  Due,
1, pagina 30).

(76).  C.  Cattaneo,  Psicologia delle  menti  associate,  in  Scritti
filosofici,  a  cura di N. Bobbio, Le Monnier, Firenze,  1960,  pagina
446; anche in G. A. F., citato, pagine 760-761.

(77). Ivi, pagine 762-763.

(78).  Io  sono un razionalista. Con il termine razionalista  intendo
dire  un  uomo che desidera comprendere il mondo e imparare discutendo
con  gli  altri.  [...] Con "discutendo con gli  altri"  intendo,  pi
specificamente, criticandoli, provocando la loro critica e cercando di
trarne  insegnamento. L'arte di discutere  una forma  particolare  di
quella  di  combattere:  con parole anzich  con  spade,  ed  ispirata
dall'interesse  di avvicinarsi alla verit sul mondo.  [...]  Non  c'
nemmeno bisogno di un linguaggio comune per iniziare: se non ci  fosse
stata la torre di Babele, avremmo dovuto costruirne una. La differenza
rende feconda la discussione critica. Le sole cose che devono avere in
comune i partecipanti ad una discussione sono il desiderio di sapere e
la buona volont di imparare dall'altro, criticando severamente le sue
idee - nella versione pi forte che se ne pu dare - e ascoltando  ci
che  ha  da  dire in risposta (K. R. Popper, Il realismo e  lo  scopo
della  scienza,  Prefazione, Il Saggiatore, Milano, 1984).  Su  K.  R.
Popper vedi capitolo Undici, 6, pagine 328-332.

(79). Citato da M. Quaranta, Positivismo e hegelismo in Italia, in  L.
Geymonat,  Storia  del  pensiero filosofico e scientifico,  volume  V,
Garzanti, Milano, 1971, pagina 586.

(80). Ibidem.

(81).  R. Ardig, La formazione naturale nel fatto del sistema solare,
citato da A. Negri, Il positivismo, citato, pagina 465.

(82). Ibidem.

(83). Lombroso riconobbe in seguito, in un'opera del 1893, L'eziologia
del delitto, anche l'importanza di questi fattori.

(84).  A. Loria, visto l'effetto benefico sul comportamento esercitato
dall'aria  di  montagna,  propone di  edificare  le  carceri  in  alta
montagna  e,  quindi,  perfezionando  ulteriormente  la  proposta,  di
rigenerare  i  delinquenti portandoli nelle alte sfere  dell'aria  su
immensi   aeroplani.  Confronta  A.  Gramsci,  Gli  intellettuali   e
l'organizzazione della cultura, Einaudi, Torino, 19668, pagina 170.

(85). Vedi volume secondo, capitolo Dodici, pagina 347.

(86).  A. Comte, Discorso sullo spirito positivo, in G. A. F., citato,
pagine 490-491.
